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Mi chiamo Felice Limosani e il mio lavoro è quello dello storyteller. Racconto storie di altri e non mie, quindi non sono un artista. A differenza sua non pesco dal mio vissuto, dal mio bagaglio esperienziale e non guardo dentro di me per raccontare qualcosa. Osservo invece il mio committentei e traggo ispirazione dalle esperienze altrui, attingo dalle narrazioni di altri e da lì costruisco un percorso, raccontando una storia con qualsiasi mezzo.

Comunico, ma non sono un pubblicitario. La mia è una comunicazione esperienziale  che costruisce senso.

Creo mondi in altri mondi, partendo dal presupposto che le cose che non puoi spiegare puoi raccontarle. Gli americani chiamano questo processo ‘sense making’, definizione in cui può identificarsi il lavoro che faccio. Perché per raccontare una storia non è sufficiente ibridare le cose e metterle insieme, ma è invece necessario, appunto, fare senso. E questo è possibile attraverso la metafora, l’estetica e la creatività.

Ho iniziato a raccontare storie (musicali) a partire dagli anni ’80 – ’90 quando nelle discoteche facevo il dj. La creatività combinatoria era il fatidico X Factor. Assemblavo musiche e melodie e il percorso che creavo era, in tutto e per tutto, una storia. Non si mette su un disco tanto per metterlo, nello stesso modo in cui la narrazione pittorica di un artista visivo non è mai casuale, ma sempre legata a un percorso, a una storia che si ha l’urgenza di esprimersi. Oggi non credo di aver cambiato lavoro ma di aver dato concretezza a una possibile evoluzione.

Quale pensi che sia il rapporto tra moda e tecnologia e come pensi che evolverà nel corso dei prossimi anni?

L’evoluzione tecnologica è strettamente legata non tanto alla moda, quanto alla nostra vita quotidiana. Ma la moda, così ricca di iconografia, immagini e forme, ben si presta ad accostarsi alla tecnologia, in grado di smaterializzarla e di portarla in mondi altrimenti impensabili. Credo quindi che il rapporto tra moda e tecnologia sia perfetto, così come lo possa essere quello tra amore e matrimonio: se vanno a braccetto è tutto una favola.

Non mi arrischio a fare previsioni sull’evoluzione del loro rapporto: il tutto è ancora in mano all’uomo, al centro di questa relazione. Solo lui potrà decidere come farla evolvere e con quali tempi. E’ però sicuro che la tecnologia, soprattutto negli ultimi anni, ha offerto alla moda sbocchi alternativi per essere vissuta: dai fashion blog, alle sfilate in streaming fino ad arrivare ai backstage degli stilisti, abbiamo ora a disposizioni differenti microstorie, intangibili certo, ma comunque importanti.

La tecnologia costruisce un modo parallelo di poter sentire visivamente e a livello multimediale la moda.

Quale pensi che sarà il futuro della moda?

Mi auguro che nel futuro la moda sia sempre meno un senso di appartenenza a un marchio o a uno stile di vita e sempre più invece un terreno fertile per la creatività di tutti gli esseri umani, in grado, finalmente, di attingere dal patrimonio che il mondo del fashion ci offre per creare il loro stile, e raccontare se stessi in modo davvero personale e unico. Seguire un trend significa raccontarsi con gli occhi di qualcuno che non ci conosce: solo noi sappiamo chi siamo davvero e solo noi sappiamo raccontarci con onestà.

Un paio di anni fa avevo riflettuto sul ruolo del fashion system e da questa riflessione realizzai una light art che è stata esposta in occasione di Pitti nelle vetrine di LuisaViaRoma. Su una disposizione di neon, parecchio luminosa scrissi: ‘Gianfranco Ferrè is not dead, Fashion System is’. In questa frase c’è il senso del mio lavoro: un racconto, una riflessione, un tributo all’uomo impeccabile che fu “l’Architetto”, per un paradosso nel tempio della moda, li a farci pensare.

Il tema di questa edizione di FashionCamp è rEvolution: cosa significa per te?

Non mi piace parlare di rivoluzione, ma di evoluzione sì. Credo infatti che la rivoluzione sia il risultato di un cortocircuito e di un’assenza di armonia, che porta le cose fuori rotta, facendone perdere il controllo. L’evoluzione, concetto ed esperienza alla quale mi sento invece molto vicino, è un percorso armonico, moderato, fatto di buon senso e di curiosità. E’ un viaggio lineare che porta sì da qualche altra parte, ma in modo progressivo, spontaneo e creativo.

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