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Sono Giovanna, farmacista di professione beauty chef per passione!

Non tutti immaginano che nel mestiere del farmacista ci sia un “dietro le quinte”: ogni farmacia infatti possiede un laboratorio, o come lo chiamo io “l’antro della strega”, dove si preparano pozioni di ogni genere. Da prima che mi laureassi ho scoperto che quello era il mio spazio ideale e così ho iniziato a sperimentare di tutto.

Giocando giocando, tra alambicchi e provette, tra polveri e unguenti appiccicosi, ho capito che nel mio piccolo laboratorio potevo fare molto di più di una semplice crema alla vaselina prescritta dal medico… Così ho cominciato a pensare a come poter realizzare la mia idea di cosmesi, che dato il mio amore sconfinato per la natura e per gli animali non poteva che essere rigorosamente ecocompatibile!

Esiste un mondo di sostanze diverse da cui ottenere un cosmetico; perché non scegliere quelle buone per noi ma anche per l’ambiente che circonda? Questa è stata la riflessione dalla quale è partita tutta la mia avventura.

 

 

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Come mai tutti sanno che i detersivi inquinano  mentre quasi nessuno pensa che molti cosmetici possono essere altrettanto inquinanti?  È questa la domanda che mi sono posta e dalla quale è partito il mio percorso di ricerca.

Ciascuno di noi, durante tutto l’arco della sua vita, utilizza quotidianamente più di un cosmetico.

Nei 25 Paesi dell’Unione Europea questo vuol dire un consumo di due milioni di tonnellate all’anno di sostanze che prima entrano in contatto con la nostra pelle e poi finiscono nell’ecosistema. Queste sostanze, che in genere usiamo in maniera disinvolta, in realtà andrebbero conosciute meglio se non vogliamo continuare ad inquinare e, in certo senso, ad inquinarci.

Premesso che ognuno di noi è un essere irripetibile geneticamente e quindi anche nella pelle, pensare di affidarsi solo ai cosmetici per non invecchiare è un’illusione; sicuramente però la “manutenzione” è importantissima: anche una Ferrari si rovina se non viene curata!

Ma da cosa sono composti questi prodotti? Ci sono degli ingredienti normalmente utilizzati che possono dar fastidio alla pelle?

I cosmetici contengono dei principi attivi che interagiscono con la cute. Lo strato corneo, cioè l’ultimo strato della pelle, non è affatto un involucro inerte ma è un trionfo di vivacità cellulare che interagisce con tutto quello che gli mettiamo sopra. Ecco perché è importantissimo sapere cosa si utilizza.

Per capire appieno i vantaggi della cosmesi naturale è fondamentale il concetto di fitocomplesso, ovvero l’insieme di tutte le sostanze farmacologicamente attive presenti nella pianta, e dei coadiuvanti che concorrono a determinare l’azione dei principi attivi.
Il principio attivo contenuto in una pianta può essere sì riprodotto artificialmente in laboratorio, ma è l’utilizzo di estratti vegetali veri e propri a rendere unico il cosmetico naturale, perché la ricchezza del fitocomplesso non è riproducibile; l’effetto delle formule è poi potenziato dalla sinergia tra tutti gli agenti contenuti negli estratti.
Ecco perché i prodotti 1896 contengono un’altissima percentuale di principi attivi che agiscono combinandosi tra loro: invece di utilizzare semplice acqua usiamo acqua distillata di fiori e invece di usare oli sintetici usiamo quelli vegetali.

Oli come paraffina, vaselina, lanolina sintetica o Peg, tutti derivati del petrolio, e gli oli così detti no-oil, non sono biodegradabili e affini alla cute. Quelli vegetali invece interagiscono bene con la pelle.

In linea generale non è detto che escludere alcune sostanze sia sempre la scelta più saggia. Prendiamo ad esempio i conservanti, per la loro aggressività sono già limitati per legge nei cosmetici tradizionali e vengono ulteriormente ridotti dagli integralisti del biologico.

Non possiamo però completamente eliminarli perché ciò esporrebbe  al rischio di contaminazione microbica, non certo benefica per la pelle.

Quello che ho fatto è stato scegliere tra i conservanti le alternative meno pericolose per cute e ambiente.

Ho cercato di non lasciare nulla al caso:
-  i flaconi sono stati accuratamente selezionati per evitare sprechi e contaminazioni del prodotto dovute all’aria e alle dita: ciò ha permesso di ridurre i conservanti, tra i quali ho selezionato quelli meno impattanti, privilegiando  le soluzioni di origine naturale;
-  l’efficacia del sistema conservante  è stata certificata e garantita dall’Università di Ferrara, dopo severi test scientifici;
-  ho scelto di non confezionare i flaconi con una scatola. So benissimo che ciò rende la confezione “meno preziosa”, ma la scatola è uno spreco: serve a gratificare lo sguardo e a rendere il prodotto più bello sullo scaffale però, una volta arrivata a casa nostra, finisce subito nel secchio della spazzatura perché è un contenitore inutile… Risparmiamo carta no? Lasciamo in pace gli alberi!

Questo è il mio lavoro, spero vi piaccia.

 


Quale pensi che sia il rapporto tra il mondo della cosmesi e della tecnologia e come pensi che evolverà nel corso dei prossimi anni?

Vi sarà ormai chiaro che con l’utilizzo di un cosmetico naturale possiamo prenderci cura del nostro corpo con efficacia e sicurezza senza però provocare danni all’ambiente, aspetto che io considero fondamentale: anche chi non sia un ecologista convinto può capire che l’inquinamento ha effetti negativi su tutto, a cominciare dalla pelle (tant’è che in Germania i bagnanti hanno l’obbligo di ripulirsi dalle creme solari prima di tuffarsi nei laghi, perché questi prodotti a lungo andare alterano l’ecosistema dell’acqua).
Tuttavia, nella percezione comune sembra quasi che ci sia uno scollamento tra ecologia e innovazione tecnica e scientifica: per qualche oscuro motivo pensare al cosmetico ecologico innesca spesso un’associazione mentale con i “rimedi della nonna”; a causa di questo preconcetto si fa fatica ad abbandonare la cosmesi tradizionale e si continua ad inquinare e, in un certo senso, ad inquinarsi.
Nel mio piccolo mi piacerebbe dimostrarvi che un’alternativa è possibile, un’alternativa che pone la tecnologia al servizio della Terra, e non più la Terra al servizio della tecnologia.
Da queste riflessioni è nata la mia idea di cosmesi naturale ed ecologica, che unisce una costante ricerca scientifica alla lavorazione artigianale in laboratorio.

Quale pensi che sarà il futuro della cosmesi?

Negli ultimi tempi la nostra coscienza ecologica è diventata molto più sensibile, tanto che la cosmesi “eco-bio” sta vivendo una stagione decisamente promettente: se dieci anni fa trovare in commercio una crema senza derivati del petrolio era un’impresa quasi impossibile ora la scelta si è ampliata notevolmente, dando vita ad un fenomeno che in parte può essere dovuto al timore di venire a contatto con sostanze chimiche sconosciute.
Anche molti dermatologi sono ormai convinti che la ricerca sul naturale sia la strada da seguire, perché hanno constatato i danni di una cosmesi eccessivamente basata su sostanze di sintesi.

 

Il tema di questa edizione di FashionCamp è rEvolution: cosa significa per te?

Ormai i cambiamenti climatici e la crisi globale in atto stanno portando a una seria riflessione sul concetto di progresso, che parte dal basso e investe pian piano tutti i campi del nostro vivere quotidiano. Soprattutto nell’agroalimentare i consumatori sono sempre più consapevoli ed orientati verso prodotti biologici e verso il cosiddetto prodotto a Km 0. Ovunque si sente parlare di recupero delle tradizioni e con esse di un consumo più a misura d’uomo, meno vorace, meno cieco, più sicuro.

Rivoluzionaria è l’idea di non andare ciecamente avanti ma di fermarsi e guardare indietro per recuperare ritmi di vita più sani e un contatto reale con l’ambiente in cui siamo immersi. Rivoluzionaria è l’idea di produrre in modo intelligente, rivolgendosi al valore autentico del “saper fare” artigianale e mettendo tecnologia e competenze scientifiche a servizio di una nuova idea di sviluppo. In quest’ottica, nel mio piccolo, mi piace pensare che sia rivoluzionaria anche tutta la passione e la dedizione che stanno dietro alla creazione di ogni mio cosmetico naturale artigianale.

 

 

 

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